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News - Attualità
04 dicembre 2007
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La progettazione integrata

Stefano Petris
La complessità crescente delle norme tecniche e degli adempimenti da assolvere nell'ambito del processo edilizio stanno producendo un numero sempre maggiore di situazioni in cui il singolo "tecnico" non è in grado di gestire in modo adeguato e competente tutte le problematiche.
Si profila l'esigenza di costituire team di "specialisti" che, in modo coordinato, seguano tutti gli aspetti progettuali e di realizzazione delle costruzioni al fine di fornire "garanzie" sulle prestazioni finali dell'edificio.
Ecco alcune considerazioni su questi aspetti.


Le recenti normative in materia di risparmio energetico, di sismica e di acustica hanno iniziato da qualche tempo a smuovere le acque in quel mare normalmente calmo che è l'edilizia.
Si è usato un eufemismo parlando si smuovere le acque, in realtà quello che sta avvenendo è un vero e proprio "tsunami" che coinvolge tutti: le imprese, i progettisti, l'industria, fino al cliente finale.
Non che non si sapesse, ma come spesso accade nel mondo dell'edilizia "se nessuno chiede ... non serve!", ovvero l'adeguamento dell'Italia alla Raccomandazione Europea 2002/91/CE era già nell'aria da alcuni anni, ma nessun operatore aveva immaginato quanto questo avrebbe cambiato le regole di un mercato da tempo consolidato. Invece la Certificazione Energetica degli edifici, la cui metodologia di determinazione e la relativa classificazione dovrebbero essere noti a breve, fa paura.

Fa paura a molti, non solo a chi non ha mai sentito parlare di parametri come trasmittanza, sfasamento e attenuazione (solo per restare nel campo delle caratteristiche termiche), ma anche a chi ne ha sentito parlare e si rende conto della mole di lavoro che questo comporta.
Fa paura comunque a tutti gli operatori per un altro motivo: il cliente finale è sempre più consapevole di quello che acquista e dei suoi diritti in merito.
Al centro di questa onda anomala, nella posizione più pericolosa, vi è il libero professionista, che deve riaprire i libri di scuola per capire a cosa si riferiscono le normative, quali sono i parametri da considerare e come condurre le valutazioni.
Come al solito è a lui che il cliente e l'impresario vengono a chiedere lumi, ed è quindi il soggetto che rischia di più, in termini economici, quando la sua preparazione non è all'altezza delle aspettative.
Per questo il professionista deve assumere quasi il ruolo di "tuttologo", tante sono le competenze che gli spettano: l'impresario si aspetta di trovare in lui un vero e proprio "sciamano" che, con qualche danza della pioggia personalizzata, possa consegnargli un progetto in regola con tutte le normative, ed il cliente si aspetta di trovare in lui risposte concrete e dati tecnici certi (che molto spesso il professionista non può avere).

Cosa fare, quindi?

La risposta che sembra profilarsi all'orizzonte è riassunta nella frase "non rimanere soli".
Ovvero orientarsi verso la creazione di team multidisciplinari di più professionisti, che per ogni richiesta tecnica forniscano una risposta specifica.
Un team di questo tipo dovrebbe annoverare le seguenti figure: progettista architettonico, progettista strutturale, progettista energetico, progettista acustico, progettista termotecnico, progettista dell'impianto elettrico, e coordinatore per la sicurezza.
In questo modo ogni professionalità potrà occuparsi delle proprie competenze, integrandole con quelle degli altri per arrivare a risultati certi ed a risposte soddisfacenti.
In realtà non c'è molta possibilità di scelta: questo metodo si rivela irrinunciabile per almeno due motivi.
Per prima cosa, il mercato propone milioni di prodotti e soluzioni per assolvere alle richieste normative, ma questi sono solo i pezzi di un puzzle che inevitabilmente va composto in sede progettuale. Infatti, non possiamo più parlare di muri, solai, coperture, ma dobbiamo iniziare a parlare di "sistema parete", "sistema solaio", "pacchetto copertura", perché per ottenere i risultati richiesti è necessario comporre più prodotti e sfruttare le caratteristiche ed i vantaggi di ognuno.
Per seconda cosa, l'interdisciplinarietà risulta fondamentale per affrontare materie come l'acustica, vera e propria bestia nera di ogni impresario, materie in cui il progettista "tuttologo" necessiterebbe di una preparazione e dedizione specifica (con conseguente dispendio di tempo).
Tale impostazione risulta vantaggiosa anche per quanto riguarda i rapporti con gli altri soggetti del mercato.
Avere più risposte affidandosi ad un solo soggetto, "composto" come abbiamo illustrato, dà la possibilità alle imprese di affrontare le nuove domande con più sicurezza ed al cliente di avere sempre delle risposte esaurienti alle proprie richieste.
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